Non è tra le stagioni che preferisco. Sono più per le stagioni di mezzo, se non fosse che amo certi toni di luce e certi profumi.

Per me l’estate odora di basilico.

L’estate è nel sugo di pomodoro rosso, nei miei ricordi di bambina a casa dei nonni, con le dalie, le zinnie e le bocche di leone intorno all’orto e sotto i pergolati d’uva bianca.

La stagione delle ferie è iniziata e molti cominciano a parlare di partenze e vacanze.

Non sono mai stata per le spiaggie con sabbia bianca e finissima, le palme e natura incontaminata (tanto per citare gli stereotipi da agenzia viaggi). Sono più per le vacanze urbane: capitali europee, viaggi metropolitani, strade, asfalto, gente, cose così. O per i paesi del nord: non sento molta affinità con le atmosfere tropicali, troppo sudore, sensualità sfacciata, nudità esposte.

Quest’anno però avrei voglia di sapore di vaniglia, suoni di risacca e maree, passeggiate notturne sulla battigia, musiche lontane e sale.

Un’isola della Grecia, dove ci siano solo bianchi, azzurri, gialli e verdi a pardita d’occhio.

È stato un lungo inverno.

Dopo qualche ragionamento mi sono convinta che il difetto maggiore degli italiani, genericamente parlando, è la loro totale incapacità di diventare adulti.

Dopo tanti anni in rete, e ancora di più da quando ci sono i social network, le persone che mi suscitano maggiore diffidenza sono quelle che rifiutano l’incontro di persona. Non mi pare normale, ecco.

Mi sembra molto più naturale e “umano” volerle vedere dal vivo quelle con le quali si chiacchiera piacevolmente online, alle quali si lasciano i commenti sul blog, delle quali si ha curiosità e interesse. Vedersi, dare fisicità a un nome o a una voce, dovrebbe essere il proseguimento fisiologico di una conoscenza o di una amicizia nata attraverso un monitor.

Invece no, per tanti non è così, e allora il mio primo pensiero è: cosa nascondi? Il secondo: di cosa hai paura?

Per carità, sacrosanto diritto quello di non farsi vedere. Sacrosanto diritto il mio di non fidarmi più, però.

È facile essere di buon umore, che ci vuole?

Basta risvegliarcisi, dopo settimane e settimane di tristezza diffusa e cuore pesante.

Basta pensare che non sono “una persona arida ed egoista”, che posso fare tutto quello che voglio, che sono così e non sono poi tanto male, che ho gli occhi verdi che cambiano colore quando c’è il sole.

Che ci sarò quando vorremo sentirci.