La stagione delle ferie è iniziata e molti cominciano a parlare di partenze e vacanze.

Non sono mai stata per le spiaggie con sabbia bianca e finissima, le palme e natura incontaminata (tanto per citare gli stereotipi da agenzia viaggi). Sono più per le vacanze urbane: capitali europee, viaggi metropolitani, strade, asfalto, gente, cose così. O per i paesi del nord: non sento molta affinità con le atmosfere tropicali, troppo sudore, sensualità sfacciata, nudità esposte.

Quest’anno però avrei voglia di sapore di vaniglia, suoni di risacca e maree, passeggiate notturne sulla battigia, musiche lontane e sale.

Un’isola della Grecia, dove ci siano solo bianchi, azzurri, gialli e verdi a pardita d’occhio.

È stato un lungo inverno.

Dopo qualche ragionamento mi sono convinta che il difetto maggiore degli italiani, genericamente parlando, è la loro totale incapacità di diventare adulti.

Dopo tanti anni in rete, e ancora di più da quando ci sono i social network, le persone che mi suscitano maggiore diffidenza sono quelle che rifiutano l’incontro di persona. Non mi pare normale, ecco.

Mi sembra molto più naturale e “umano” volerle vedere dal vivo quelle con le quali si chiacchiera piacevolmente online, alle quali si lasciano i commenti sul blog, delle quali si ha curiosità e interesse. Vedersi, dare fisicità a un nome o a una voce, dovrebbe essere il proseguimento fisiologico di una conoscenza o di una amicizia nata attraverso un monitor.

Invece no, per tanti non è così, e allora il mio primo pensiero è: cosa nascondi? Il secondo: di cosa hai paura?

Per carità, sacrosanto diritto quello di non farsi vedere. Sacrosanto diritto il mio di non fidarmi più, però.

È facile essere di buon umore, che ci vuole?

Basta risvegliarcisi, dopo settimane e settimane di tristezza diffusa e cuore pesante.

Basta pensare che non sono “una persona arida ed egoista”, che posso fare tutto quello che voglio, che sono così e non sono poi tanto male, che ho gli occhi verdi che cambiano colore quando c’è il sole.

Che ci sarò quando vorremo sentirci.

Rispondo tardivamente alle mail, da giorni non pubblico sul Diario semistupido i tanti post già praticamente finiti (quelli su Matera e sulla tavola rotonda dell’Osservatorio Wine a Verona, solo per citarne due), non ho voglia di chiacchiere e sto delegando tanti degli impegni che mi ero presa e ai quali tenevo – e tengo – molto.  L’unico pensiero fisso è “parti, parti, parti…”.

Avevo già scritto dei giorni non proprio positivi che stavo attraversando; domenica sera ho perso mio cugino in un incidente stradale e questo mi ha dato il colpo di grazia.

La mia Amica Maga mi ha scritto: “Deve passare questo periodo, deve passare per forza!! c’è un tempo per tutto c’è scritto nell’Ecclesiaste…e dopo il tempo del piangere viene sempre, torna sempre, il tempo della serenità e della gioia. Tieni duro Niki… Tutto passa…”.

Ho sempre avuto una grande capacità di reazione, ma questa volta faccio fatica a vedere il sole. Vorrei solo andare via per un po’ da sola, ho bisogno di camminare e raccogliere i cocci, sedermi su una panchina e restare a guardare la gente che passa. Vorrei far finta, per qualche ora, che le cose vadano esattamente come vorrei. Chissà cosa si prova ad avere una vita dove tutto scorra in maniera fluida e armoniosa, senza ostacoli e muri da scavalcare.