Sono una single di ritorno. Due volte.
Anzi no, non dovrei definirmi single, ho una relazione esclusiva da qualche tempo ma, probabilmente, nella mia testa la singletudine è una questione di forma oltre che di sostanza.
Quindi: sono la metà di una coppia ma sembro una single.
Non è del tutto per scelta, per buona parte ha a che fare con il fatto che l’altra metà vive lontano e che quindi è impossibile fare le cose insieme.
Mi sono chiesta però se sarebbe veramente diverso se lui fosse qui, se vivesse nel raggio di una decina di chilometri da casa mia. Probabilmente lo sarebbe solo un po’.
Vista la distanza che ci separa, quando siamo insieme il piacere più grande per me è proprio quello della normalità: cucinare mentre si chiacchiera in cucina, le visite al supermercato, un film dopo cena. Sono momenti speciali anche perché non rappresentano la mia routine quotidiana.
La normale vita di coppia mi spaventa. Se da un lato la vita famigliare rappresenta un bozzolo di calore e sicurezza, dall’altro è molto facile che si trasformi in abitudine. Ecco, l’abitudine nella mia vita non la vorrei mai, non voglio abituarmi a chi mi sta a fianco: finirei col non vederlo più e non voglio che lo stessa accada con me, darsi per scontati. Sono già passata per quella strada e non mi è piaciuta, non voglio smettere di essere curiosa dell’altro.
Darsi per scontati vuol dire amare meno. Non è come pensare di allungare la mano e sapere che l’altro c’è, che puoi contarci, che tra le mille tempeste di ogni giorno chi ci ama è accanto a noi. Dare per scontato significa dimenticarsi, significa piantare un seme e pensare che possa crescere anche senza acqua.
Mi sembra di sentirle, comunque, quelle vocine che dicono che un rapporto d’amore ha anche bisogno della prova della convivenza, della noia, delle cose di tutti i giorni per crescere.
Che dire? Probabilmente a quarantadue anni sono ancora una immatura sentimentale.









4 comments
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20 Aprile 2009 a 1:24 pm
sid
io non so… se faccio un analisi la maggior parte delle mie relazioni è stata a distanza e non posso negare di godere parecchio della libertà che questo comporta, vedere le amiche, organizzarsi per cinemini o serate solo donne. e come te anche a me capita di apprezzare particolarmente la NORMALITA’ della vita di coppia quando ero insieme ai miei compagni. però la distanza è sempre stata comunque un peso. una cosa che, se avessi potuto, non avrei scelto.
(bel post!)
20 Aprile 2009 a 1:38 pm
Niki
La distanza è una cosa che mi è capitata (non l’ho mai scelta deliberatamente), non solo con questa mia attuale relazione, dopo quasi undici anni di matrimonio e alla fine quello che mi spaventa di più è proprio l’abitudine.
)
Ti è mai capitato di vedere quelle coppie che al ristorante non si rivolgono parola? O quelle coppie che hanno una vita talmente organizzata ognuno per proprio conto da incontrarsi solo per qualche minuto durante la settimana? Ecco, io ho imparato che la distanza geografica in certi casi è un dettaglio, pesante tutto quello che vuoi, ma è molto più brutto quando di diventa solo una fastidiosa abitudine.
(Grazie
20 Aprile 2009 a 2:04 pm
postoditacco
Io preferisco la vicinanza, preferisco correre il rischio di una relazione normale e scontata, però mi rendo conto che quando fai certe esperienze uno ci vada coi piedi di piombo.
Secondo me invece ti stai abituando alla solitudine; d’altronde, ce l’hai fatta fino ad ora da sola, quindi senti relativamente l’esigenza di una presenza fissa in carne e ossa (ma forse mi sbaglio)
20 Aprile 2009 a 3:14 pm
michiamomitia
io ti rispondo domani, oggi ci penso e non è giornata per fare commenti inopportuni, oggi, per me
baci