Poche cose sono più struggenti di quella particolare luce che c’è a Roma qualche secondo dopo il tramonto.

Tutto si tinge di violetto, i rumori del traffico diventano un sottofondo, l’aria rinfresca.

Ho così tanta voglia di essere lì in questo momento da farmi venire le lacrime agli occhi.

A volte mi dico che sarebbe stato bellissimo avere internet all’epoca dei miei sedici anni.

Poi mi dico che, comunque, noi fanciulle in fiore degli anni ‘80 ora come ora non ce la stiamo cavando affatto male.

Del diventare adulti ho scritto qui sotto.

Il fatto di non diventarlo non implica automaticamente smettere di crescere, anzi. Tanti diventano adulti, ma restano bimbi e anche questo a prescindere dall’età anagrafica.

Sbattono i piedi, mettono il muso, fanno i capricci, strepitano, si buttano a terra come normalmente fanno gli esseri umani molto piccoli quanto cercano di attirare attenzione. E dimostrano sempre una certa dose di egoismo.

Infatti, i bambini sono gli esseri più egoisti del mondo, anche a cinquant’anni.

Li elenco così, in ordine sparso.

Un panino pollo e avocado, che fosse già luglio, una settimana a Roma con il sole, un paio di lattine gelate di Burn, un abito a fiori, che il governo cadesse.

In un film della mia generazione, una delle protagoniste dice che quando si cresce il cuore muore.

Credo sia vero, a prescindere dall’età.

Si parla tanto di nichilismo tra i giovani, ma tanti adulti ne sono maggiormente affetti. Il loro è il nichilismo dei sentimenti, del lasciarsi vivere anziché vivere, del non riuscire a vedere il disegno generale rispetto al particolare su cui si soffermano.

Io temo di trovarmi a un passo da questo, sto smettendo di credere. Forse (forse) anche io sto diventando adulta.