Forse la giovinezza è solo questo
perenne amare i sensi e non pentirsi…

 

Sandro Penna

Innamorarsi è il meno.

Non ci vuole niente: un mucchio di foglie secche, una scintilla, un soffio di vento. Un secondo.

E poi

Baci sediziosi, baci furtivi dove rubi anche l’aria tra una bocca e l’altra.

E ancora

Bufera fuori, luce dentro. La prima che scompare nell’ombra, pur sbattendo alle pareti come una risacca. Dentro un dipinto d’oro, con la bufera che disegna campo nero intorno. Per lo splendore del dipinto e dell’oro.

E continuo a cadere.

Ho un blog bruttino. Non scrivo post poetici e ispirati, non sono arguta, né particolarmente ironica. Non ho centinaia di ingressi al giorno.
È un dato di fatto: compongo articoli bellissimi solo nella mia testa. Non lo dico perché voglio sentirmi rispondere che no, non è vero, conosco i miei limiti e li accetto. D’altro canto non ho alcuna velleità, già mi sembra strano quando mi chiamano blogger. Ancora più strano che a qualcuno piaccia leggermi.

Perché continuo col mio blog bruttino? Ci sono affezionata, come ci si affeziona a un cucciolo stortignaccolo e spelacchiato. Posso scriverci tutto quello che voglio e non scriverci quello che non voglio. Non ho obblighi, posso essere mediocre e qualunquista senza sentirmi colpevole. Non ci perdo e non ci guadagno.

Me ne posso pure dimenticare, ma non lo chiudo.

“Non sono asociale, è che non sopporto le persone”

Aggiungo: se non alla giusta distanza. Ho una concezione anglosassone dello spazio personale.

Mi capita, ogni tanto, che certi libri o certi film facciano vibrare corde così nascoste da provocarmi capriole emotive tanto violente e improvvise da lasciarmi senza fiato.
Immagino una mano che afferra lo stomaco, lo stringe e lo scuote, facendomi salire le lacrime agli occhi.
E allora piango e non riesco a dormire perché il dolore che sento è reale; continuo a pensare e ripensare e piangere come se i personaggi di quel libro o di quel film facessero parte della mia vita, come se le loro storie fossero le mie e le mie le vedessi rispecchiate in loro.

È successo ancora e questa volta occorrerà un po’ di tempo affinché quella mano allenti la presa.

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