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A sinistra c’è chi non sa cosa vuol dire non arrivare a fine mese, chi si veste con completini firmati, chi compra attici, chi frequenta salotti bene e party fighissimi.

Poi c’è chi non ha più nemmeno gli occhi per piangere e non sa più da che parte stare.

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E’ tardi, sono appena rientrata da Artelibro a Bologna.

A dispetto di quanto rimarcato con un certa spocchia e un antipatico birignao da un certo professore di UniTo, che ha definito Taschen “improponibile”, proprio mentre io stavo acquistando l’ennesimo Taschen sulla storia della fotografia, ritengo che l’arte debba essere disponibile, fruibile, a disposizione, bistrattabile ma soprattutto poco costosa. Una puttana generosa, insomma.

Con buona pace di tutti quegli editori meravigliosi, che pubblicano cataloghi e libri meravigliosi, ma irraggiungibili per lo più per chi vive di stipendio come me.

Insomma, quest’altro diario l’ho aperto un po’ anche per questo. Questa mattina vorrei prendermi qualche minuto per ringraziare pubblicamente il mio compagno. Non so semmeno se e quando leggerà, non sempre lo informo in tempo reale delle mie esternazioni e non sempre mi segue in tutte le mie manifestazioni di rete.

Comunque, vorrei dirgli grazie per essersi fatto un migliaio di chilometri per passare una notte con me, meno di ventiquatt’ore insieme, ma tutte bellissime e preziose. Lo ringrazio perché è una persona buona e generosa e la generosità d’animo è merce rara. E io non ho ancora imparato a darla per scontata, nemmeno in amore.

Guardo pochissima televisione da tempo.

Per lo più quello che viene trasmesso o mi annoia o mi fa stare male. Ieri sera su Rai3 c’era Blu Notte con Lucarelli che parlava dei morti per amianto. Non sono riuscita a guardare senza che mi si formasse un nodo allo stomaco.
Perché poi i pensieri vagano e corrono ai morti di Marghera, a quelli della ThyssenKrupp di Torino e a chi è rimasto, alle inchieste di Report e alle interviste di Iacona. Mi vengono in mente i genitori dei bambini di S. Giuliano, i disoccupati della De Longhi che ha chiuso a Treviso per riaprire in Romania, chi muore in certi ospedali, sempre che in ospedae ci arrivi, perché ha la sfortuna di essere residente in alcune regioni d’Italia e non in altre. Tutta la monnezza di Napoli…

E io non posso permettermi di non dormirci la notte.

Sono un’ingenua, un’anima candida, un’idealista, quindi di conseguenza una non furba. O una perdente, a seconda del modo di vedere la cosa.

Continuo a pensare, alla mia non più verdissima età, che non tutto si fa per soldi, e che i soldi non debbano per forza entrarci sempre sempre. Non è che mi facciano schifo, per carità, ma ci sono cose che adoro fare per il puro piacere di farle. E basta.

Mi rendo conto, proprio ora mentre lo sto scrivendo, di quanto libera io sia.