Fin dall’inzio, quasi un anno fa, ho sempre sostenuto di non essere una blogger. Non solo l’ho sottolineato nell’intro del mio Diario Semistupido, ma a suo tempo scrissi anche un bell’articoletto in cui spiegavo perchè non potessi essere definita blogger. Confesso: all’un per cento c’entrava anche un certo snobismo. O meglio, un certo imbarazzo nel ritrovarmi in un mondo di blogger, blogstar, starletteblog e via discorrendo da perfetta nessuno.

Ieri per la prima volta mi sono sentita una blogger, nonostante fosse già un po’ di tempo che il mio compagno andava ripetendomi di smettere di dire fesserie, che volente o nolente lo sono.

E’ stato precisamente quando ho buttato giù il post per commentare e diffondere la storia di Barbara-BlackCat e del suo bimbo al Carrefour di Assago. Ecco, ho pensato: sono contenta, se posso anche solo fare la differenza per un grammo, se quello che scrivo potrà anche solo essere letto da una persona che a sua volta ritrasmetterà questo episodio, allora questo blog avrà avuto un senso.

E poi, sopra ogni altra cosa, la partecipazione con tutti gli altri ad una protesta civile, tanto per dimostrare che la rete non è solo porcate e porcherie.

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