Non succede spesso che mi manchino le parole, tendo a dire come la penso. Più raramente non parlo perché è meglio così.

Poi leggo su un social network una discussione come questa e allora non riesco a dire nulla, non mi esce niente del tutto. Non so che dire, ogni cosa sarebbe inadatta, inappropriata. Ho un pudore grandissimo, mi vergogno anche a lasciare un semplice messaggio di solidarietà. Come faccio? So cosa vuol dire trovarsi in momenti difficili, ma io ho sempre avuto il mio stipendio, posso pagare il mutuo, il libri di scuola per mio figlio, le bollette, il necessario e il superfluo, anche se tra mille difficoltà.

Non so cosa voglia dire perdere il lavoro e avere una famiglia a cui pensare, a quarant’anni.

Allora spero che al di là di ogni chiacchiera e polemica da comari, la rete, questo mezzo così potente e meraviglioso perché fatto di persone e al quale credo così tanto, compia il miracolo; che tra tutti i contatti che si intrecciano, le conoscenze che si creano, le esperienze che si scambiano ci siano anche quelli giusti per Alessandra. Non è impossibile, io ci credo.

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