Partendo dall’amore romantico, attraverso quello passionale, per arrivare all’erotismo.

Ho già detto di quanto, secondo me, sia difficile scriverne in letteratura. Forse perché è tanto difficile definirlo. Stamattina me lo sono proprio chiesta: ma alla fine, di cosa stiamo parlando?

Volendo si può trovare materiale in abbondanza a proposito, in rete e non, ma anche qui è veramente arduo assegnare delle definizioni. Il detto-non-detto, d’accordo, ma poi nemmeno. L’erotismo può essere anche esplicito, senza cadere nel pornografico. E questo solo per rimanere nel campo della scrittura. Diventa ancora più complessa la questione se si parla di immagine.

E di persone.
Ce ne sono alcune con una immensa carica erotica. Non hanno bisogno di dire o fare nulla di particolare, ma  la si percepisce questa specie di energia elettrica che emanano. Non so se siano gli occhi o il modo di muoversi, non so dirlo. E’ così e basta e spesso nemmeno loro stesse ne sono coscienti.

E infatti, l’erotismo è quel profumo sottile che si diffonde dove meno te lo aspetti. Per esempio in queste righe di Italo Calvino; è uno dei brani più erotici che abbia mai letto ed è tratto da Se una notte d’inverno un viaggiatore. Decisamente non un romanzo erotico, e, tra l’altro,  nemmeno uno di quelli che amo:

“Sono due teste di serpente che Irina afferra con ambe le mani, e che reagiscono alla sua stretta esasperando la propria attitudine alla penetrazione rettilinea, mentre lei pretendeva al contrario che il massimo di forza contenuta corrispondesse a una duttilità di rettile che si pieghi a raggiungerla in contorcimenti impossibili”.

(Italo Calvino – Se una notte d’inverno un viaggiatore -Oscar Mondadori)

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