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“Non sono asociale, è che non sopporto le persone”

Aggiungo: se non alla giusta distanza. Ho una concezione anglosassone dello spazio personale.

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Quando decido di interrompere ogni tipo di rapporto/relazione/contatto con qualcuno, ci sono sempre ragioni più che fondate e ottimi motivi.
Non si  tratta mai di un malinteso, un’arrabbiatura o un attacco repentino e momentaneo di pazzia. Purtroppo, non posso fare a meno di conservare una certa lucidità quando si tratta di certe questioni.

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Non amo apparire, non mi metto in mostra. Non faccio politica della personalità, non ho secondi fini più o meno manifesti.

Quel che faccio cerco di farlo bene e non sto parlando solo della mia professione.
Non voglio una platea, una corte o un pubblico, non ne ho bisogno arrivata fin qua.

Non cerco un pulpito dal quale giudicare, non cerco approvazione sociale o un piedistallo dal quale guardare chi sta sotto di me. Non sono famosa e tendo a vedere le persone per quello che sono: individui, e non mezzi per raggiungere scopi.

Non ho molto da offrire, solo dignità, rispetto, integrità, comprensione.

Tolleranza no, ché è una parola che non mi piace.

Dopo qualche ragionamento mi sono convinta che il difetto maggiore degli italiani, genericamente parlando, è la loro totale incapacità di diventare adulti.