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Mi capita, ogni tanto, che certi libri o certi film facciano vibrare corde così nascoste da provocarmi capriole emotive tanto violente e improvvise da lasciarmi senza fiato.
Immagino una mano che afferra lo stomaco, lo stringe e lo scuote, facendomi salire le lacrime agli occhi.
E allora piango e non riesco a dormire perché il dolore che sento è reale; continuo a pensare e ripensare e piangere come se i personaggi di quel libro o di quel film facessero parte della mia vita, come se le loro storie fossero le mie e le mie le vedessi rispecchiate in loro.

È successo ancora e questa volta occorrerà un po’ di tempo affinché quella mano allenti la presa.

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La felicità non è un qualcosa che dura nel tempo. La raggiungi in certi momenti, frazioni di secondo.
Stasera sono sola: mio figlio passerà le feste con suo padre, l’uomo che amo è lontano e mi sta salendo la febbre.

Ma ho acceso le candele, tra un attimo comincerò a cucinare nella mia piccola casa silenziosa e ho scartato un cioccolatino. In questo preciso istante posso dire di essere felice.

Mi sono accorta che la maggioranza dei contatti che aggiungo su Flickr navigando a caso e contando sulla solita serendipità sono donne. Non dico che i fotografi maschi sono meno bravi, solo mi emozionano di meno, non li sento tanto vicini. Con le debite eccezioni, naturalmente.

Trovo queste fotografe particolarmente ispirate, coraggiose, soprattutto quando si tratta di autoscatti. Le donne hanno una maggiore capacità di mettersi a nudo, di parlare di se stesse anche tramite la macchina fotografica. Sono bravissime, le ammiro molto.

Sono una fonte di ispirazione continua, di sensibilità che emerge, di sentimenti. Tramite quelle foto riesco veramente a capire come la fotografia, in fondo, sia molto simile alla scrittura. Mi fanno venire voglia di continuare a tentare e di chiedere: fotografami ancora.