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Da alcuni giorni sto riflettendo, ma senza perderci il sonno, sul fatto di avere un blog. Sono giunta ad alcune conclusioni.

Non ho un particolare talento, non ho uno stile brillante né particolarmente arguto;
Mi piace scrivere quello che voglio scrivere e farlo nella più totale libertà, quella che io decido di prendermi;
Non mi interessa il marketing di me stessa in quanto scrittrice (nel senso di colei che scrive) di blog;
Mi interessa che si legga quello che scrivo, meno che venga commentato. Mi spiego: apprezzo i commenti sinceri, quelli che vengono da chi mi trova per caso e non mi conosce e pure si prende la briga e il tempo di lasciare la loro voce.
Agli amici dico: per favore non commentate solo per farmi piacere. Se vi piace quello che scrivo, già basta che leggiate.
Se non vi piace ditelo. Se non siete d’accordo, ditelo. Se pensate che sbagli, ditelo. Questo mi aspetto da voi.

Alla fine è solo un blog, uno dei tanti milioni. Non è il mio lavoro, non mi fa la differenza alla fine del mese, nemmeno per un centesimo. Non scrivo per dovere, solo per un senso di coerenza verso me stessa e trovo incredibile che un centinaio scarso di persone ogni giorno spenda qualche minuto per leggerlo.